Fra pochi giorni saremo chiamati ad eleggere i nostri
rappresentanti al Parlamento Europeo.
E’ un appuntamento importante e per di più, questa volta,
carico anche di un particolare significato politico distintivo.
In modi diversi, con parole d’ordine diverse e con intenti
diversi, tutte le forze politiche in campo si dicono europeiste; a noi elettori
spetta il compito di scegliere secondo le nostre convinzioni, possibilmente
appellandoci alle nostre conoscenze più che alle nostre emozioni. Quindi se le
conoscenze nel merito languono non è una colpa, basta voler sapere e capire,
sentire il dovere di informarsi: i mezzi non mancano e sono a portata di tutti.
Certamente l’Unione Europea ha garantito un lungo periodo di
pace e di benessere, ha favorito il diffondersi della democrazia, specialmente
ad Est, la libera circolazione delle merci e delle persone, delle idee e delle
scoperte scientifiche.
Purtroppo, però, una grave crisi di sistema ha messo a dura
prova sia la capacità di previsione di quanto stava per accadere, sebbene i segni premonitori ci fossero, sia la
possibilità di far fronte, in modo coerente e condiviso, alle inevitabili
drammatiche conseguenze, in termini di impoverimento, diseguaglianze,
concorrenza sleale tra stati membri, migrazioni, sicurezza e politica estera.
Tutto ciò ha creato larghe aree di diffidenza e spesso di
ostilità nei confronti dell’Europa che, come nel caso limite dell’Inghilterra,
ha portato a prese di posizione estreme ed autolesioniste. Si è confusa l’inadeguatezza
di una classe politica dirigente con l’istituzione Europea. Sono gli uomini
che, se giudicati inadeguati, devono essere cambiati nell’unico modo che la
democrazia ammette: il voto. Altrimenti è come se scoprissimo che l’autista del
pullman sul quale viaggiamo è incapace di guidare, e persino ubriaco, e invece
di cambiare il conducente cambiassimo il mezzo.
Comunque la si pensi è importante votare in modo massiccio,
esprimere con il voto la volontà di partecipare e la ferma intenzione che vogliamo
controllare, legittimando o delegittimando democraticamente la classe politica
e dirigente che di volta in volta si propone alla guida dell’istituzione
Europea, come delle altre istituzioni nazionali.
Ecco, allora, propongo un veloce e sintetico ripasso di cui ciascuno
può usufruire quale stimolo di approfondimento: già Voltaire, nel 1751,
introduce l’idea politica dell’Europa come “ Une Grande Republique”; nei due
secoli successivi, filosofi, pensatori, politici, industriali illuminati e
lungimiranti parlano di Europa e l’Italia non manca di dare il suo contributo al
pensiero corrente.
Tutto si interrompe nel periodo delle due grandi guerre:
l’Europa è dilaniata, abbattuta, affamata. Tuttavia, nel buio delle
persecuzioni naziste e fasciste, a Ventotene, un fazzoletto di terra nel
mediterraneo, spiriti illuminati e liberi, lì confinati, insieme ad Altiero
Spinelli, concepiscono e scrivono il Manifesto di Ventotene per una Europa
libera e unita. Correva l’anno 1941.
Il 25 Marzo del 1957, sei stati (Italia, Francia, Germania
Federale(era ancora divisa dal muro di Berlino), Paesi bassi, Belgio e
Lussemburgo) firmano il Trattato di Roma con il quali si dà vita alla Comunità Economica
Europea , la “CEE”, e alla comunità europea per l’energia atomica “ Euratom”.
Il 7 Febbraio del 1992 si stipula il trattato di Maastricht
con il quale si istituisce la moneta unica, la devoluzione a Bruxelles di competenze
esclusive ( oggi ne ha ben ventisei), l’obbligo degli Stati Nazionali di
contribuire, trasferendo una parte delle loro risorse economiche a Bruxselles
che, a sua volta, le restituirà, in parte, direttamente alle regioni.
La moneta unica debutterà prima sui mercati finanziari nel
1999 e poi, il primo gennaio del 2002, comincerà a circolare come moneta
corrente in tutti gli stati membri.
Nei sessantadue anni di vita, l’Unione Europea si è data
vari organismi: nel 1994 il WTO che costituisce la base della globalizzazione
per l’Europa, il patto di stabilità e crescita 1997/99, la strategia di Lisbona
del 2000, e una serie di altre organizzazioni finanziarie, utili a governare
l’euro.
Come si vede, un’istituzione in continuo cammino che ha
bisogno di non cessare di evolversi, cambiando e modificando, dove è necessario,
e persino proteggendosi da se stessa, evitando strumentalizzazioni di bottega,
narrazioni pittoresche, improbabili alleanze con chi, pur avendo preso dall’Europa
tanto in termini di democrazia e danaro, è disposto a dare poco o pochissimo.
Deve, inoltre, riconquistare, al suo interno, un ruolo di prestigio che non può
essere affidato ad atteggiamenti di incongrua muscolarità o di disinvolta
verbosità.
Giuseppe Petralia
Molto indicativo il paragone con il conducente ubriaco
RispondiElimina